Rigassificatore di Taranto, netta contrarietà del WWF

Il progetto viene giustificato dal proponente come “strategico per la sicurezza energetica nazionale ed europea” ma la realtà è ben diversa

Un’opera inutile e dannosa

Netta contrarietà del WWF Italia al progetto di rigassificatore da 12 miliardi di Sm³/anno proposto dalla Terminale di Rigassificazione GNL Taranto S.r.l., attualmente in procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Secondo il WWF, si tratta di un’infrastruttura assolutamente inutile dal punto di vista energetico, dannosa sul piano ambientale e profondamente sbagliata sul piano politico e industriale, particolarmente per un territorio fragile e già ampiamente segnato come quello di Taranto.

Il progetto viene giustificato dal proponente come “strategico per la sicurezza energetica nazionale ed europea”. Ma i numeri raccontano una realtà completamente diversa. I consumi di gas in Italia sono in forte calo: da 76,4 miliardi di m³ nel 2021 a 62,2 miliardi nel 2024 (dati MASE). E se verranno raggiunti gli obiettivi climatici al 2030, grazie allo sviluppo delle fonti rinnovabili, il consumo potrebbe scendere verso 50 miliardi di m³ annui. A fronte di questi dati, la capacità di approvvigionamento del sistema italiano superava già gli 83 miliardi di m³, senza il gas russo dal Tarvisio, senza i due rigassificatori di Piombino e di Ravenna e senza contare il raddoppio programmato del gasdotto TAP, che aggiungerà altri 10 miliardi di m³ l’anno.

In questo scenario, un nuovo rigassificatore da 12 miliardi di m³:
• non risponde ad alcuna reale esigenza di sicurezza energetica nazionale,
• aumenta una sovraccapacità già oggi evidente,
• espone il Paese al rischio di investimenti inutili e “stranded asset”
• aumenta la dipendenza energetica dell’Italia perché, ovviamente, anche il gas liquefatto è tutto di importazione e, in più, costa molto in denaro e in emissioni.

Il gas naturale è combustibile fossile

Il WWF Italia contesta poi le argomentazioni del proponente secondo cui l’impianto sarebbe funzionale alla decarbonizzazione dell’ex ILVA e, addirittura, del territorio di Taranto. Si ricorda infatti come il gas naturale è un combustibile fossile e il metano, che ne è il principale componente ha un potere climalterante fino a 83 volte superiore alla CO₂ nel breve (fonte IPCC).
Chiamare “decarbonizzazione” la sostituzione del carbone con il gas significa spostare il problema, non risolverlo e rallentare la vera transizione verso fonti rinnovabili anche perché, scientificamente, decarbonizzare vuol dire eliminare le emissioni di carboNIO, non solo il carbone: esse sono ampiamente presenti nella combustione del cosiddetto gas naturale (composto per lo più da metano, CH4) e ancora di più con il GNL le cui performance sono decisamente peggiori di quello trasportato via tubo.

Inoltre, gli stessi documenti del proponente indicano che solo 3,5 miliardi di m³ sarebbero destinati all’acciaieria di Taranto, mentre oltre 8 miliardi di m³ finirebbero nella rete nazionale già sovraccarica. Un impianto gigantesco per giustificare un uso marginale locale: numeri buttati a caso per legittimare un’opera sproporzionata.

Taranto è uno dei territori più colpiti in Italia da crisi industriale, emergenze sanitarie, disoccupazione e sfiducia verso le istituzioni. Presentare un rigassificatore come occasione di sviluppo è una grave mistificazione.
Quello di cui Taranto ha bisogno è:
• un vero piano di riconversione economica e industriale,
• investimenti in energie rinnovabili, efficienti sistemi di accumulo, bonifiche, innovazione, lavoro pulito,
• una visione di futuro diversa da quella che per decenni ha sacrificato salute e ambiente in nome dell’industria pesante.
Invece, ancora una volta, si propone (o forse dovremmo dire si impone) al territorio una grande e anacronistica infrastruttura fossile calata dall’alto, senza un disegno complessivo di sviluppo sostenibile realmente capace di portare benefici a livello locale.

L’appello di WWF Italia
WWF Italia chiede:
• al Governo e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di fermare questo progetto e tutti i progetti presenti e futuri di impianti di rigassificazione in Italia, perché non rispondono né agli obiettivi climatici né ai bisogni reali dei territori;
• di abbandonare la retorica della “sicurezza energetica” usata per giustificare nuove inutili infrastrutture fossili;
• di aprire finalmente una stagione di riconversione industriale per Taranto, fondata su salute, lavoro e clima.

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